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In Sardegna...
In Sardegna l'amministrazione regionale e gli assessorati considerano tutto quanto attiene il mondo giovanile come un "problema giovanile". Perché i giovani devono essere considerati solo nelle politiche di assistenza sociale, solo quando si parla di "disagio giovanile", "tossicodipendenze", "abbandono scolastico", e via discorrendo? Possibile che i giovani siano visti solo come un problema?
Sulle politiche giovanili attive, quelle per incentivare la partecipazione e la cittadinanza attiva dei ragazzi non si muove foglia! Il problema è di mentalità, legato al modo di vedere le questioni giovanili dall'alto delle venerande età dei membri della giunta e di quelli del Consiglio Regionale. Spesso ci capita di trovare singoli funzionari che mostrano molto più interesse e sensibilità verso le nostre proposte di quanto non facciano invece quelli che in Regione hanno il potere di decidere: consiglieri e assessori vari!
Spesso gli unici sensibili alla questione più generale delle politiche giovanili sono i piccoli comuni, con i quali si possono realizzare le migliori iniziative.










Spieghiamoci meglio....
Si, ma cosa sono le "politiche giovanili"?
Parlare di politiche giovanili presuppone innanzitutto l'accettazione di una definizione condivisa delle stesse. Infatti in realtà si tratta di un concetto vago e controverso, oltre che di recente “invenzione”. Le politiche giovanili come concetto nascono in Francia in tempi molto recenti e a distanza di circa quarant’anni dalle prime misure adottate in favore di questa specifica fascia d’età ancora non esiste una definizione generalmente diffusa a livello Europeo né, tantomeno, a livello nazionale in Italia. Il problema va visto sotto due aspetti distinti: il piano nazionale e quello comunitario.
A livello nazionale storicamente in Italia si è sempre evitata, fino a questi giorni, la creazione di un ministero della gioventù per l’ingombrante peso storico dell’equivalente amministrazione esistente durante il regime fascista. In effetti il periodo del ventennio fascista, in un ottica di irregimentazione dei giovani, aveva sviluppato degli embrioni di politiche giovanili ma si trattava essenzialmente di politiche volte al controllo degli italiani fin dall’infanzia. Questo pesante lascito ha avuto come conseguenza la nascita di un sentimento di diffidenza nei confronti di qualsiasi ipotesi di politica giovanile che non fosse di ordine lavorativo, socio-assistenziale e sanitario. Un atteggiamento che in parte resiste ancora in molte Regioni. Non ha giovato alla nascita di politiche giovanili la frammentarietà della titolarità politica ed amministrativa tra Stato, Regioni ed Enti Locali.
Sul piano comunitario il discorso cambia perché l’influenza francese prima e tedesca e britannica poi, hanno permesso il nascere di una articolata visione che si fonda su concetti quali quelli della partecipazione attiva dei giovani alla vita civica, sull’educazione e sulla promozione della coscienza europea. Si tratta quindi di un insieme di politiche organiche che soprattutto nell’ultimo ventennio hanno dato vita ad una serie di programmi specifici, a studi che hanno coinvolto direttamente i giovani e a numerose iniziative culminate nel Libro Bianco della Gioventù del 2001.
Link suggeriti:
http://www.politichegiovanili.it/index1.htm
http://www.informagiovanipiemontevda.it/politiche_giovanili/2.1.htm#4
http://ec.europa.eu/youth/index_en.html
Forse, il fatto è che anche i
Forse, il fatto è che anche i giovani non si mostrano abbastanza "maturi" da potersi confrontare con quelli con una veneranda età! :)
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