Intervento di Jan Lai alla Conferenza

Pubblichiamo l'intervento del nostro presidente alla Conferenza dei Sardi nel Mondo. L'intervento non è stato letto integralmente alla conferenza a causa del taglio del tempo a disposizione da 10 a 5 minuti.

L'intervento che avevo preparato per oggi cominciava in maniera diversa, ma altri interventi della mattinata non possono non meritare giusta attenzione.

In particolare alcuni passaggi di Simone Pisano, Francesca Fais, Alberto Mario Delogu e di Ernestina Meloni hanno già espresso alcuni concetti che condivido e che mi permetteranno di essere più breve.

In merito alle professionalità ed alla capacità creativa e di innovazione dei giovani, già loro sono stati molto chiari. Ma è sul tema della rete delle organizzazioni sarde che voglio collegare il mio intervento al loro.

Ad oggi io non credo si possa parlare di una rete fra le associazioni sarde ed il motivo sta tutto nella situazione giustamente denunciata con forza da Francesca Fais: le divisioni ed i particolarismi!

Già nel 1989, in occasione della Convenzione Programmatica di Quartu, Ulisse Usai diceva:

"noi dobbiamo superare un certo atteggiamento che non da, certo, un contributo allo sviluppo dell'iniziativa unitaria del fronte dell'emigrazione e delle sue associazioni"

A distanza di tanto tempo questo è ancora il primo ostacolo alla nascita di una vera rete internazionale dei Sardi nel Mondo. Rete significa, infatti, collaborazione, partenariati, capacità di progettare e lavorare assieme al di la di anacronistici confini nazionali e delle divisioni che ci rallentano.

Sono molte le capacità positive e le eccellenze che l'emigrazione organizzata può vantare, ma sono ancora messe in ombra dalle problematiche interne ai circoli, tra e dentro le federazioni, tra queste e le associazioni di tutela… insomma: un vero "tutti contro tutti" autolesionistico.

Cara Francesca, la conclusione del tuo discorso io la sottoscrivo in pieno, ma non condivido, e voglio dirtelo con la stessa tua franchezza sperando che voglia interpretare il mio punto di vista come una critica costruttiva, non condivido, della tua denuncia contro le divisioni, l'attacco che hai fatto alle associazioni di tutela intese come un tutt'uno indistinto, contraddicendo i tuoi buoni propositi. La mia non vuole essere una difesa d'ufficio della categoria: sono pienamente consapevole dell'esigenza di un rinnovamento che sappia potare tutti gli eventuali rami secchi, ma stiamo attenti a non vederli solo negli alberi dei giardini altrui perché sarebbe troppo facile puntare il dito gli uni contro gli altri. Mi sento anche di dissentire dalle tue osservazioni sul lavoro dei funzionari regionali. A mio parere la burocrazia e la rigidità che lamenti non sono un frutto di loro personali sadismi, ma la diretta conseguenza di meccanismi obsoleti insiti nella legge 7/91. Ed è infatti, a mio parere, proprio questa il vero nodo gordiano alla base di tante sterili divisioni.

La "filantropia sterile", citando Ernestina Meloni, a ben rifletterci può solo dare risultati negativi:

* i rami secchi non si potranno mai potare se continueranno ad essere tenuti in piedi dall'"accanimento terapeutico" che per loro rappresentano i fondi regionali;
* la garanzia di questi fondi non incentiva certo la progettualità né la capacità di andare oltre al rapporto univoco circolo-regione;
* la loro distribuzione è fonte di tristi "guerre tra poveri" che trasformano la Consulta, almeno una volta all'anno, in un ring dove si lotta in genere per minuscoli aggiustamenti;
* blindando lo status quo essi rappresentano uno tra i primi motivi del mancato ricambio generazionale;

Quando mai, stando così le cose, la distribuzione geografica capillare di circoli "monade" potrà evolversi in una vera rete di partenariati? Quanti sono i casi di collaborazioni fra circoli di diversi paesi che possano valorizzare la ricchezza insita nelle diversità delle esperienze?
Se veramente vogliamo dare un futuro alle organizzazioni dell'emigrazione sarda è inderogabile superare l'assistenzialismo per adottare un approccio distributivo delle risorse che premi la capacità progettuale, la capacità di attirare cofinanziamenti diversi, il vero ricambio generazionale e l'apertura dei circoli al mondo, non solo a quello locale di accoglienza, ma al mondo culturale e associativo che sa costruire reti tra i paesi più diversi.
I cofinanziamenti europei e nazionali, come anche quelli regionali sardi in ogni altro settore, si basano sul meccanismo dei bandi tematici che premiano queste capacità. E' ora di adottare questo meccanismo anche in emigrazione. Non sarà un cambiamento indolore, ma è indispensabile e non vedo alternative. Per lo meno i fondi destinati alle attività vanno assegnati in questo modo.
Ma voi sapete che in Europa migliaia di organizzazioni senza fini di lucro prosperano anche grazie ai bandi comunitari? Sapete che se la rete dei circoli funzionasse davvero avrebbe diritto a fondi europei destinati specificatamente al funzionamento di quelle organizzazioni che hanno sede in almeno 8 paesi dell'Unione? Perché questo non può applicarsi anche a noi sardi? Certo, ci vogliono competenze, capacità, fantasia, coraggio, che però, guarda caso, sono spesso le doti dei giovani di 2a o 3a generazione o di nuova emigrazione.
E' ora di dare a loro le chiavi dei circoli, non è più possibile che si realizzino iniziative come un corso per la progettazione europea rivolto ai giovani e che non si riesca a trovare 20 partecipanti. Di questo passo l'emigrazione sarda organizzata così come la conosciamo è destinata non ad un lento declino, ma a sparire presto!
Che si fa? Ci sediamo tutti sulla riva del fiume a vedere di chi sarà il primo cadavere che passa? O ci vogliamo rimboccare le maniche?
Io sono ancora ottimista, fosse solo per l'entusiasmo dimostrato dai 14 ragazzi che si sono riuniti a Cagliari due settimane fa nel quadro del corso di cui sopra.
Però è ora di mettere mano alla legge 7 in un'ottica moderna che ci traghetti dall'assistenzialismo e dalle divisioni al cofinanziamento ed alla logica della rete e del partenariato.
Grazie.